L’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato segna un passaggio che va ben oltre la chiusura di tre istruttorie. Per la prima volta, il rischio delle cosiddette “allucinazioni” dei sistemi di intelligenza artificiale generativa entra nel perimetro delle pratiche commerciali scorrette, diventando un tema giuridico rilevante per la tutela dei consumatori.
Le istruttorie hanno riguardato DeepSeek, Mistral AI e Nova AI. Non ci sono state sanzioni, ma le società hanno assunto impegni precisi: rafforzare la trasparenza informativa sui limiti dei propri sistemi e, soprattutto, sul rischio che le risposte generate possano essere inesatte o fuorvianti.
Il punto centrale della vicenda non è l’esito formale, ma il principio che emerge. Le allucinazioni non sono più viste come un difetto tecnico interno ai modelli, ma come un elemento che può influenzare il comportamento economico degli utenti. Se un sistema produce informazioni sbagliate e queste incidono sulle decisioni, il problema diventa giuridico.
La trasparenza entra dentro le chat
Gli impegni assunti segnano un cambio di paradigma. Non si tratta solo di aggiornare termini e condizioni o informative privacy. Le piattaforme dovranno inserire avvisi permanenti direttamente nelle interfacce, visibili durante l’utilizzo.
Sotto le chat compariranno disclaimer in lingua italiana che informano gli utenti della possibilità di errori, accompagnati da link di approfondimento. Anche la fase che precede la registrazione o l’acquisto sarà rafforzata con avvertenze esplicite sui limiti di affidabilità dei contenuti generati.
Questo significa che la regolazione non resta più nei documenti legali, ma entra nell’esperienza concreta dell’utente. È un passaggio decisivo, perché modifica il modo in cui le persone percepiscono e utilizzano l’intelligenza artificiale.
L’errore diventa un elemento dichiarato
Nel caso di DeepSeek, la società ha anche previsto investimenti tecnologici per mitigare il fenomeno delle allucinazioni, pur riconoscendo che non è possibile eliminarle del tutto allo stato attuale. Questo elemento rafforza un messaggio chiave: l’errore non è un’eccezione, ma una caratteristica strutturale di questi sistemi.
L’obbligo di dichiararlo apertamente introduce una forma di responsabilità anticipata. Le aziende informano gli utenti dei limiti, trasferendo su di loro una maggiore consapevolezza nell’uso dello strumento. Allo stesso tempo, costruiscono una prima linea difensiva rispetto a possibili contestazioni future.
Un primo passo verso la regolazione dell’AI
L’intervento dell’Antitrust non rappresenta una stretta in senso tradizionale, ma segna l’inizio di una fase nuova. L’intelligenza artificiale viene trattata come un servizio che può incidere sulle scelte dei consumatori e che, per questo, deve essere trasparente nei suoi limiti.
Si tratta di un approccio coerente con il quadro europeo in evoluzione, in cui la fiducia diventa un elemento centrale per lo sviluppo delle tecnologie. Rendere visibili le debolezze dei sistemi non significa indebolirli, ma inserirli in un contesto di utilizzo più consapevole.
L’articolo Le allucinazioni dell’AI entrano nel mirino dell’Antitrust. Le novità per utenti e piattaforme proviene da TGWEBAI.