Macron chiede all’Europa di vietare i social ai minori di 15 anni

Emmanuel Macron vuole portare a Bruxelles il divieto dei social network per i minori di 15 anni. Dopo lo stop arrivato in Francia, il presidente ha scritto direttamente a Ursula von der Leyen chiedendo alla Commissione europea di intervenire con una norma valida in tutti gli Stati membri.

La lettera è stata inviata il 29 agosto e arriva in una fase nella quale l’Europa sta già discutendo come cambiare le regole sull’accesso dei più giovani alle piattaforme digitali. La richiesta francese, però, prova a spingere il confronto molto più avanti: non semplici controlli parentali, account protetti o limitazioni delle funzionalità, ma un vero limite anagrafico sotto il quale i social diventerebbero inaccessibili.

Macron vuole una regola uguale in tutta Europa

La posizione dell’Eliseo parte da un problema ormai evidente: intervenire Paese per Paese rischia di produrre una giungla di norme diverse mentre piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat o Facebook operano su scala continentale.

Macron richiama soprattutto i meccanismi utilizzati dalle piattaforme per trattenere l’attenzione, l’inefficacia dei sistemi attuali di controllo dell’età e il rischio che bambini e adolescenti vengano esposti a contenuti inadatti, compresi quelli pornografici.

La risposta proposta dal presidente francese è drastica: sotto i 15 anni niente social network.

È una linea più rigida rispetto ad altre ipotesi circolate finora a Bruxelles. La Commissione sta infatti valutando anche un sistema progressivo, con regole differenti a seconda dell’età e della sicurezza delle piattaforme. In questo scenario alcuni servizi potrebbero rimanere accessibili ai più giovani se progettati con adeguate protezioni.

Macron vuole invece spostare il principio di fondo: non dovrebbe essere il minore a poter entrare salvo limitazioni, ma la piattaforma a diventare accessibile soltanto una volta raggiunta una determinata età.

In Francia il primo tentativo si è fermato

Il passaggio europeo non nasce soltanto dalla volontà di Macron di internazionalizzare la battaglia. La Francia ha già provato a intervenire autonomamente e il tentativo ha incontrato un ostacolo importante.

Il 14 agosto il Consiglio costituzionale francese ha bocciato la parte centrale della normativa nazionale. I giudici non hanno contestato l’obiettivo di proteggere i minori, ma hanno ritenuto sproporzionato il meccanismo scelto rispetto alla libertà di espressione.

Uno dei problemi riguardava il perimetro estremamente ampio dei servizi interessati. Utilizzando le definizioni europee di social network, il divieto avrebbe potuto coinvolgere anche piattaforme collaborative o educative molto diverse dai social tradizionali.

Ma la questione probabilmente più delicata è un’altra: come si dimostra che un utente ha davvero più di 15 anni?

Qualunque divieto rischia di rimanere sulla carta se è sufficiente inserire una data di nascita falsa. Una verifica più rigorosa, al contrario, può comportare la raccolta di documenti, dati biometrici o altre informazioni personali. Proteggere i minori dai social potrebbe quindi produrre il paradosso di obbligarli a fornire ancora più dati alle piattaforme.

È precisamente su questo terreno che privacy e sicurezza dei minori finiscono per scontrarsi.

Bruxelles prepara la verifica dell’età

L’Unione europea sta cercando di sciogliere il nodo attraverso sistemi che consentano di dimostrare di avere raggiunto una determinata età senza necessariamente comunicare alla piattaforma l’identità completa dell’utente.

La Commissione ha già lavorato a una soluzione europea per la verifica dell’età fondata su tecniche capaci di limitare la trasmissione di informazioni personali. L’obiettivo è semplice da formulare ma complesso da realizzare: TikTok, Instagram o qualsiasi altro servizio dovrebbero poter sapere che una persona ha superato la soglia prevista dalla legge senza conoscere necessariamente nome, data di nascita e altri dati identificativi.

È uno dei passaggi decisivi. Senza un’infrastruttura di questo tipo, un divieto europeo rischierebbe di trasformarsi in una gigantesca operazione di identificazione degli utenti di Internet.

L’Europa si avvicina al modello australiano

La pressione politica nel frattempo aumenta. Diversi governi europei stanno introducendo o discutendo restrizioni e l’Australia ha già imboccato la strada più radicale, fissando a 16 anni la soglia per l’accesso alle principali piattaforme.

Von der Leyen ha guardato più volte proprio all’esperienza australiana mentre a Bruxelles cresce il confronto sulla protezione dei minori online. Non significa che la Commissione abbia già deciso di seguire quella strada: resta aperta l’alternativa tra un divieto generalizzato e un modello graduato per fasce d’età e caratteristiche dei servizi.

La lettera di Macron rende però più difficile rinviare la scelta.

I social per i minori stanno diventando un problema politico europeo

Il punto, infatti, ormai supera la Francia. Negli Stati Uniti Meta ha recentemente accettato nuove misure di protezione degli adolescenti per chiudere un importante contenzioso, mentre in Europa 52 parlamentari appartenenti a cinque gruppi politici hanno chiesto alla Commissione una linea più dura nei confronti della società di Mark Zuckerberg.

Le due vicende convergono sulla stessa domanda: se le piattaforme sono in grado di modificare algoritmi, notifiche, limiti temporali e modalità di accesso quando intervengono tribunali o autorità pubbliche, fino a che punto queste protezioni possono continuare a essere considerate semplici opzioni commerciali?

Macron prova a dare una risposta politica: per i bambini e gli adolescenti alcune scelte non dovrebbero più dipendere dalle piattaforme e neppure dalle famiglie, ma essere stabilite direttamente dalla legge.

È qui che la sua lettera diventa qualcosa di più di una nuova iniziativa francese. Se Bruxelles decidesse di seguirlo, l’Europa passerebbe dalla regolazione del modo in cui i social devono trattare i minori a una questione molto più radicale: stabilire per legge da quale età sia possibile entrare nel mondo dei social network

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